Chi va alla scoperta della Tuscia rimane colpito dalla varietà di paesaggi, che conquistano gli occhi ed il cuore per la loro bellezza silenziosa e solenne. Nascosta tra gli alberi betulle, spicca la Caldara di Manziana: la sua nascita avviene per merito di Sabatino, potente vulcano che, a seguito di eruzioni ed esplosioni, lascia in eredità un paesaggio paludoso dove sorgerà una sorgente d’acqua mineralizzata (parliamo circa di 600.00-40.000 anni fa).
La Caldara oggi si estende su una vasta conca dove la fa da padrona una distesa di fanghi in ebollizione per via delle esalazioni gassose d’anidride solforosa, che in superficie fa affiorare numerose polle d’acqua. L’origine di questo geyser è dovuta alla vaporizzazione delle acque meteoriche che nel sottosuolo vengono a contatto con il magma ancora incandescente; le esplosioni delle acque sulfuree raggiungono la temperatura di 27 gradi, per questo viene chiamata Caldara, come un calderone d’acqua bollente.
La zona, come è facile immaginare, è avvolta da miti e leggende: si racconta per esempio che qui si incontrassero maghi ed alchimisti, tra i quali anche Cagliostro avrebbe fatto la sua comparsa. E’ plausibile che i soldati romani si fermassero proprio qui per purificarsi, grazie ai benefici riconosciuti alle acque sulfuree, dopo le lunghe campagne militari, prima di rientrare nella capitale. Proprio per le capacità curative delle acque della Caldara fino alla metà del secolo scorso venivano ancora praticati bagni ricorrenti alle greggi, alle mandrie e agli altri animali domestici.
Infine una curiosità botanica: la caldara è circondata da un boschetto di betulla bianca (Betula pendula) specie arborea che vive in climi freddi, in ambienti di tundra. Com’è arrivata nella Tuscia? Presumibilmente si tratta di un relitto post-glaciale: durante le glaciazioni, infatti, le specie vegetali a clima più freddo, dopo aver colonizzato zone a latitudini più basse, sono ritornate progressivamente nei loro habitat ideali dopo lo scioglimento dei ghiacci; in questo caso le betulle si sarebbero perfettamente acclimatate, rimanendo in questa zona grazie al particolare microclima di cui gode la Tuscia.
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